titen - across the ring # clic per tornare alla pagina recensionititen - across the ring: la trilogia letteraria e cinematografica de "Il Signore Degli Anelli"

• Recensione di Mezzelfo: E per finire..;

Nel caso non si fosse capito, vado matto per ISdA di Peter Jackson. Fin da quando ho letto le prime pagine del libro di Tolkien ho desiderato che prima o poi ne facessero un film, anche se temevo che non sarebbe mai stato all'altezza di un simile capolavoro; mai avrei pensato che la versione cinematografica fosse non solo degna, ma in alcuni aspetti perfino migliore. Questa è la mia personalissima opinione, beninteso. Il successo enorme che ha avuto ISdA al cinema mi ha semplicemente dimostrato che essa è ampiamente condivisibile.

In questo saggio ho cercato di dimostrare che ISdA di Peter Jackson è, dal punto di vista cinematografico, un capolavoro. Le molte differenze rispetto al libro erano necessarie per la riuscita del film, e, come ho detto o fatto
capire più volte, esse non tradiscono lo spirito del libro. A questo punto mi si potrebbe chiedere qual è spirito del libro. In definitiva, di cosa parla ISdA di Tolkien? È un'allegoria, come alcuni sostengono? È una metafora? È un racconto d'immaginazione privo di significato? Beh, innanzitutto non è un'allegoria, e a dirlo è lo stesso Tolkien, che nell'introduzione alla seconda edizione di ISdA dice di avere "una cordiale antipatia" nei confronti dell'allegoria, che è basata sulla "intenzionale imposizione dell'autore". "Preferisco", precisa Tolkien, "la storia, vera o finta che sia, con la sua svariata applicabilità al pensiero e all'esperienza del lettore". Proprio questo concetto di applicabilità può
spiegare l'enorme successo letterario di ISdA: l'Anello, Mordor, Gollum, ogni personaggio, luogo ed evento del libro può avere molteplici significati e interpretazioni, sta alla volontà del lettore. Ecco che, ad esempio, Mordor per alcuni è una metafora dei regimi dittatoriali basati sulla guerra, per altri rappresenta la società industriale che distrugge l'ambiente naturale, rappresentato dagli Elfi e/o dagli Ent; l'Anello può rappresentare il potere e la sua sinistra attrazione, la corruzione del potere, oppure in senso etico-religioso il peccato e la tentazione; volendo l'Anello può sembrare perfino una metafora della droga, per la dipendenza che crea in Frodo e Gollum. Tantissime interpretazioni dunque, alcune più
plausibili di altre, ma nessuna che si possa definire "quella giusta, definitiva". Ancora, ogni lettore si può identificare in uno o più personaggi senza che lo scrittore lo impedisca dipingendoli in una luce totalmente negativa, per cui non mi sorprende che molti si identifichino in Gollum; io personalmente vedo nelle debolezze di Frodo quelle di ogni essere
umano, me compreso. Insomma, Tolkien lascia piena libertà al lettore, ed è questa, secondo me, una delle ragioni per cui ISdA ha conquistato persone di tanti paesi, dall'Inghilterra agli USA al Giappone all'India. Questo è anche una delle basi del successo del film, che però è per sua natura più "rigido" del libro: gli eventi vengono mostrati in un certo modo, e il regista, in un modo o nell'altro, impone la propria visione. Io credo che la visione di Peter Jackson, pur influenzata anche da esigenze commerciali oltre che di autonomia artistica, sia pienamente rispettosa di quella di Tolkien. Questi esprime, attraverso una storia immaginaria in un mondo immaginario, delle tematiche per lui importanti, che sta al lettore con la sua sensibilità e esperienza riuscire a estrarre. Fare un'analisi approfondita di queste tematiche richiederebbe un ampio spazio, perché sono molte e tutt'altro che frivole; e poi si tratta della mia interpretazione, che potrebbe anche essere in parte o, chi lo sa, del tutto sbagliata, poiché Tolkien non ha mai spiegato in parole povere il "messaggio" del libro - anzi ha negato la sua intenzione di fornirne uno.

Generalmente si dice che il tema principale di ISdA è la lotta tra il Bene e il Male, il che è esatto solo se lo si considera nella sua accezione più ampia e profonda, tralasciando il banale stereotipo dell'eroe buono contro il mostro cattivo, che nel libro di Tolkien è presente solo in apparenza. Lotta del Bene contro il Male è soprattutto, secondo me, da intendere come lotta interiore in ciascun individuo: se dico Gollum o Frodo capirete sicuramente. Ho voluto soffermarmi un attimo su questo aspetto, ma ce ne sarebbero moltissimi altri: recupero di valori morali come pietà, fedeltà e coraggio (se dico Sam?), rispetto e comprensione tra culture diverse (avete presente Legolas e Gimli?), emancipazione femminile (una certa Eowyn?), rispetto per l'ambiente, ecc. Qui li ho chiaramente semplificati, ma come ho detto sarebbe un discorso molto lungo, e forse anche noioso, perché in definitiva sono idee mie. Ora, può darsi che Peter Jackson sia l'unico lettore al mondo di Tolkien a pensarla più o meno come me, perché nei suoi film ho visto in più di un'occasione l'esatta trasposizione di quella che è la mia idea su ISdA, di ciò che vi ho letto. Ovviamente il film è meno profondo e approfondito del libro, non si tratta di limiti del regista ma di differenze nel mezzo mediatico, che non si nutre di parole, frasi, pensieri, ma innanzitutto di immagini. E poi c'è da precisare che ISdA di Peter Jackson è un film per tutti, cioè è fedele a quello che dovrebbe essere lo scopo principale del cinema, e che molti registi soprattutto nostrani
sembrano spesso dimenticare: intrattenere. Il che non vuol dire che io preferisca i film frivoli e senza profondità, però credo che ridurre il cinema a uno sfogo intellettuale di problematiche e temi sociali, o filosofici, o politici, oltre che generalmente noioso, significhi tradire lo scopo di questa forma d'arte. Il cinema è un mezzo di intrattenimento, come
del resto lo è un romanzo. Se il regista o lo scrittore riesce a intrattenere (o a divertire, ad accattivare, come volete voi) lo spettatore o il lettore, riuscendo nel contempo a trasmettere qualcos'altro, secondo me è riuscito nel su intento. Tolkien ci è pienamente riuscito, 60 anni fa. Peter Jackson ci è pienamente riuscito in questi anni. Chiaro che alla base
del successo dei suoi film ci sono molte altre cose: gli effetti speciali, i paesaggi della Nuova Zelanda, i combattimenti cappa e spada, la bellezza di Liv Tyler e (così dicono) Orlando Bloom, le musiche, gli spot, ecc. Forse mi sbaglio a dare tanta importanza a ISdA: forse dovrei solo prenderla per una storia fantastica, una favola per adulti, in cui dei maghi della computer grafica mi inducono a credere che un modello in plastica di 2 metri sia una città di tremila anni scolpita nella montagna e che un attore inglese con una parrucca bionda salga con una mano sola in groppa a un elefante gigantesco tirando frecce a destra e sinistra. Beh, anche in questo caso, continuerei a ritenere la mia passione ampiamente giustificabile.

torna alla pagina recensioni |

© 2005 - titen.it - tutti i diritti sono riservati.