titen - across the ring # clic per tornare alla pagina recensionititen - across the ring: la trilogia letteraria e cinematografica de "Il Signore Degli Anelli"

• Recensione di Mezzelfo: La fucina della Terra-di-Mezzo;

Se c'è una componente dei film di ISdA su cui praticamente nessuno ha avuto da ridire è quella estetica: a parte gli effetti speciali ormai famosissimi, per i quali rimando al paragrafo successivo, quello che colpisce lo spettatore è la bellezza e soprattutto il realismo dell'intero film, per i luoghi, gli oggetti, le armature, i costumi, ecc. Proprio quello che voleva Peter Jackson. Il merito di questo risultato va alla Weta, un'azienda neozelandese co-fondata proprio da Jackson per realizzare i suoi primi film, più di 10 anni fa, inizialmente una piccola compagnia per film a basso budget, ora una delle più grandi e rinomate al mondo. Tutto quello che si vede nei film di ISdA è stato progettato e realizzato dalla Weta, non solo tutti gli accessori di scena, dalle pipe degli hobbit alle sedie ai quadri, ma anche tutte le armi e le armature, i costumi, i set, le miniature, gli effetti speciali, insomma tutto. Portare la terra-di-mezzo sullo schermo era
arduo per la sua vastità e complessità, per il numero di personaggi e luoghi e culture, ma d'altra parte era anche facilitato dal modo in cui è scritto il libro. Tolkien infatti descrive in modo molto visivo e fornisce una grande quantità di dettagli; leggere le pagine di ISdA è a volte come avere davanti un dipinto, da scoprire parola dopo parola. Proprio per questo, e per la popolarità del libro, da decenni un gran numero di artisti si sono cimentati nel disegnare episodi e luoghi della terra-di-mezzo, ispirati a ISdA o ad altri libri di Tolkien. I due illustratori probabilmente più famosi, Alan Lee e John Howe, hanno influenzato in modo decisivo lo stile dei film di Jackson, non solo perché sono stati la fonte di ispirazione del regista da ancor prima che il progetto fosse approvato, ma perché a partire dalla pre-produzione fino alla post-produzione essi hanno lavorato come artisti concettuali della Weta Workshop, che ha beneficiato enormemente del loro apporto. Lee e Howe hanno due stili piuttosto diversi: il primo predilige le immagini statiche, per esempio i paesaggi e i luoghi, e fornisce scene evocative con abbondanza di dettagli, ed è abilissimo a cogliere lo spirito da dare alla scena; il secondo dà il meglio nel rappresentare momenti dinamici e drammatici e "congela" molto bene l'azione, infatti alcuni suoi dipinti sembrano i fotogrammi di un film. Questi due artisti hanno lavorato e collaborato, tra di loro e con gli altri componenti della Weta, e il risultato di questa felice unione è veramente eccelso. Sarebbe difficile dire a chi dei due Jackson si sia ispirato maggiormente, io comunque ho notato che Lee ha influenzato maggiormente il design dei set e dei luoghi, mentre Howe ha dato un contributo decisivo allo stile e alla funzionalità di armi e armature.

In alcuni casi il film rappresenta fedelmente i disegni di Lee e Howe prodotti prima della loro collaborazione con Jackson: ad esempio, la facciata e l'interno di casa Baggins sono identiche a quanto rappresentato in un'illustrazione di Howe, mentre Isengard è la riproduzione fedele di un lavoro di Alan Lee realizzato per un'edizione del libro molti anni prima. In altri casi, Peter Jackson ha voluto che lo stile del film si distaccasse da quanto suggerito dal libro: per esempio, la Locanda a Brea è descritta da Tolkien come accogliente anche per gli hobbit, mentre nel film ha un'atmosfera cupa e gotica, per trasmettere il disagio che provano Frodo e i suoi compagni in un ambiente sconosciuto con della gente sconosciuta (e molto più alta di loro); similmente, Lothlorien appare meno idilliaco che nel libro perché la Compagnia è in un momento critico del suo viaggio, e Jackson riteneva dannoso per il ritmo del film allentare troppo la tensione.

Davvero notevole da parte della Weta è la cura riposta nel caratterizzare le varie culture, in modo che lo spettatore possa riconoscerle e distinguerle le une dalle altre, come pure dalle culture storicamente esistite. Sicuramente gli artisti della Weta, come lo stesso Tolkien, hanno tratto ispirazione da popoli o correnti artistiche della storia più o meno antica, per esempio molti hanno notato che l'architettura di Gondor richiama l'antica Roma o l'impero Bizantino, o che i costumi degli Elfi sembrano usciti dai dipinti dei pre-raffaeliti o che Gran Burrone ha un qualcosa dell'art nouveau; ma si tratta di alcuni elementi o suggerimenti stilistici, e infatti Minas Tirith è ben diversa da qualunque città esistente o esistita, né ho mai visto abitazioni come quelle di Gran Burrone. Ad ogni cultura è stato dato uno stile grafico distintivo, che si riflette sulle armi, i vestiti, gli edifici ecc. Ad esempio, nelle colonne e sulle pareti di Moria, antico regno dei Nani, sono presenti motivi geometrici con forme regolari e squadrate, non arrotondate, rigide come i relativi personaggi; Gran Burrone e Lothlorien invece dovevano richiamare la grazia e l'eleganza degli Elfi e la loro armonia con la natura, ecco quindi linee fluide e armoniose, ispirate a forme naturali. Questo vale anche per i personaggi, basti vedere la differenza tra l'armatura di Gimli e le vesti di Legolas. Anche l'architettura segue questi principi: a Gran Burrone gli edifici non si sostituiscono agli alberi, ma sono costruiti intorno ad essi, questo esprime bene l'idea che gli Elfi non dominano la natura ma si integrano con essa in modo armonioso. Sarebbe interessante ma decisamente troppo lungo estendere il discorso a tutte le culture mostrate in ISdA, che sono veramente tante e tutte ben caratterizzate. Cogliendo appieno le intenzioni di Jackson, gli artisti della Weta si sono impegnati a fondo per trasmettere il realismo allo spettatore. Per esempio, si iniziò a coltivare e curare i giardini e gli orti di Hobbiville più di un anno prima delle riprese, in modo che avesse l'aspetto di un luogo veramente abitato. Spesso gli oggetti e i set venivano "invecchiati" con varie tecniche affinché sembrassero antichi e logori, basti guardare il mantello di Gandalf nel primo film per avere un'idea del risultato ottenuto. Inoltre, ogni oggetto, che si trattasse di una pipa o di una spada, veniva costruito come se lo si dovesse usare realmente, affinché apparissero funzionali e plausibili. Qualche volta la ricerca del realismo si è spinta perfino troppo oltre: il portone del fosso di Helm fu costruito talmente bene dal reparto scenografie, che gli stunt-men che interpretavano gli uruk-hai non riuscirono a sfondarlo, e neanche a smuoverlo, malgrado l'ariete fosse
alquanto pesante e robusto; insomma poteva resistere ad un assedio vero!

Per ISdA la Weta ha disegnato e prodotto migliaia di armi e armature: come già detto, il design riflette la cultura di appartenenza, e infatti è evidente il divario estetico tra le armi degli uruk-hai, rozze e massicce, e i coltelli di Legolas o le spade degli Elfi, eleganti e aggraziate. Inoltre alla lama delle spade elfiche, come Pungolo, è stata data una forma simile a una foglia, per suggerire ancora l'idea dell'amore degli Elfi per gli alberi e la natura. Di molte armi sono state prodotte più copie in vari materiali, anche in acciaio per i primi piani, forgiate da un fabbro secondo tecniche tradizionali e perfettamente funzionali, delle armi a tutti gli effetti. Per ogni tipo di oggetto o accessorio c'erano degli specialisti incaricati: ad esempio due persone della Weta erano incaricate di unire i piccoli anelli di plastica costituenti tutte le cotte di maglia che appaiono nel film, si tratti di quella di Aragorn o di un Rohirrim qualsiasi, il che considerando il numero di anelli per ogni singola cotta e il numero di cotte è un lavoro immenso, e infatti questi due stacanovisti alla fine delle riprese avevano le impronte digitali dei polpastrelli di indice e pollice praticamente cancellate! Malgrado il numero di pezzi prodotti, la cura riposta in ognuno di essi ha dell'impressionante: per esempio tutte le armature degli orchi (decine e centinaia di stunt-men) hanno numerose iscrizioni in lingua nera, come pure iscrizioni in elfico sono presenti sulle spade di Frodo, di Gandalf, ecc.

Una caratteristica di questa produzione è l'importanza data alla miniature: infatti molti luoghi che appaiono nei 3 film non sono stati costruiti integralmente, sarebbe stato troppo dispendioso e in alcuni casi praticamente impossibile (si pensi a Osgiliath, o a Minas Tirith). La Weta ha pertanto realizzato dei modelli in varie scale, da riprendere con una
mini-telecamera e associare tramite computer alle riprese sul set o su blue screen; in molte inquadrature all'azione reale fa da sfondo una miniatura. Ad esempio per il fosso di Helm, oltre a dei set a grandezza naturale, erano presenti un set in scala 1:4 e una miniatura 1:35 per i campi lunghi; per quanto possa sembrare sorprendente, anche la foresta di Fangorn è in realtà una miniatura, perché Peter Jackson riteneva che i boschi della Nuova Zelanda non avessero un aspetto abbastanza antico. Per rendere il necessario livello di realismo tali modelli dovevano ovviamente essere curati fin nei minimi dettagli. Prima ho parlato di miniature, ma in fondo questo termine è un po' inappropriato, perché, conformemente con il resto della produzione, le "miniature" erano enormi. Ad esempio le statue degli Argonath, che nel
film sembrano alte più di 100 metri, arrivano in realtà "solo" a 2 metri; la torre di Barad-dur è un modello in scala 1:166, ed è alta circa 6 metri. Non sorprende che i tecnici della Weta abbiano coniato il termine "big-atures", ovvero "giganture". La gigantura più impressionante è senz'altro Minas Tirith, che è alta più di 2 m, ed ha richiesto settimane se non mesi per essere realizzata. Un lavoraccio, ma il risultato, come si vede nel terzo film, è veramente perfetto.
Infine un accenno a un elemento della produzione che ha avuto un'importanza ragguardevole per il profilo estetico di ISdA: la Nuova Zelanda. Alcuni dei luoghi naturali della terra-di-mezzo sono ricreati al computer (es. le montagne di Mordor), ma la maggior parte dei luoghi che vediamo nei film, le montagne innevate, i laghi cristallini, le praterie sconfinate, i boschi lussureggianti, esistono realmente. Anche in Europa e negli Stati Uniti ci sono posti di tale bellezza, ma trovarli sarebeb stato molto più difficile a causa della massiccia antropizzazione che ha deturpato, e in alcuni casi devastato, paesaggi e territori altrimenti stupendi. Si pensi alla nostra penisola, luoghi naturali incontaminati ne sono rimasti veramente pochi, se ISdA fosse stato girato qui i tecnici della computer grafica avrebbero avuto molto più da fare a cancellare dalle immagini fili spinati, strade, case, cumuli di spazzatura, ecc. Fortunatamente la Nuova Zelanda è (almeno per ora) molto meno popolata e deturpata di molti paesi occidentali, e la sua bellezza naturale è stato uno degli elementi che hanno reso così speciali, secondo me, i film di Jackson.

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