• Recensione di Mezzelfo: A proposito del cast;
Il destino di un film è legato agli attori. Una storia
interessante, una regia intelligente, un buon impatto visivo sono elementi
importanti ma che servono a poco se i personaggi sono poco credibili o male
interpretati. ISdA ha posto agli attori un compito particolarmente difficile:
portare sullo schermo alcuni dei personaggi più amati della narrativa
moderna, con il rischio altissimo di deludere milioni di fan oltre a quello,
comune ad ogni film, di non attirare il resto del pubblico. È quasi
superfluo dire che questi rischi sono stati scongiurati, anzi, il cast di
ISdA è uno degli elementi principali alla base del successo della
trilogia di Jackson. Al di là della bravura di alcuni singoli sicuramente
superiori agli altri, è l' intero cast a brillare, tutti gli attori
scelti si sono rivelati eccellenti nei rispettivi ruoli e nessuno sembra
fuori posto. In altre parole, sono pochi i film che possono vantare un complesso
di attori di questo livello. Questo potrebbe destare sorpresa se si pensa
che ai tempi delle riprese molti degli attori erano praticamente sconosciuti,
e anche tra quelli più noti (Liv Tyler, Ian McKellen, Christopher
Lee) non c'era nessuna grande star di Hollywood. A pensarci bene, invece,
credo che sia proprio questo uno dei segreti di questi film. Non essendo
obbligati a puntare su uno o due big sui quali in pratica costruire il successo
del film, coloro che hanno scelto gli attori, vale a dire il trio Jackson-Walsh-Boyens,
hanno potuto seguire a fondo il loro istinto e le loro opinioni, selezionando
quelli che giudicavano davvero i più adatti alle parti. C'è
anche una motivazione economica nell'assenza di stelle affermate nel cast
selezionato, in quanto la produzione, già molto costosa senza contare
gli attori, avrebbe dovuto sopportare sacrifici eccessivi per soddisfare
il salario di un grande di Hollywood, figuriamoci più d'uno. Eppure
questo ha senz'altro giovato al film, in quanto ogni interprete resta, per
così dire, al suo posto, e non ha eccessi di protagonismo che avrebbero
potuto minare il risultato complessivo. E poi sta di fatto che gli attori
scelti per ISdA sono davvero appropriati, e, tanto per dirne una, non mi
rammarico minimamente che la parte di Eowyn sia andata a Mirando Otto piuttosto
che a un'attrice ben più famosa e di sicura bravura come Uma Thurman
(che in effetti era in cima alla
lista di Peter Jackson prima della scelta del cast).
I personaggi di ISdA sono davvero tanti, e andare ad analizzare
uno per uno i vari interpreti può sembrare una cosa lunga e dispersiva,
ma io credo che ne valga la pena. Mi par doveroso cominciare dal personaggio
che dà il via a tutta la storia, colui che trova l'Anello, vale a
dire Bilbo Baggins, interpretato da Ian Holm. Che, lo dico subito, secondo
me offre la migliore interpretazione in assoluto dell'intera trilogia insieme
ad un altro attore di cui parlerò più avanti. Il Bilbo presentato
da Ian Holm è innanzitutto identico a come me l'ero immaginato leggendo
il libro, e parlando con altre
persone ho sentito la medesima opinione. Questo grande attore inglese infatti
trasmette benissimo la personalità eccentrica e complessa di questo
personaggio così dolce e divertente, dandogli anche un qualcosa che
lo rende sottilmente inquietante. Questo costituisce un elemento fondamentale
della storia poiché è dallo strano comportamento di Bilbo
che si hanno i primi segni del potere dell'Anello, che per chi non lo avesse
ancora capito è il
fulcro della trilogia, in particolare del primo film. Ciò che più
mi colpisce di Ian Holm è la sua abilità nel passare da uno
stato emotivo ad un altro, basti vedere i due dialoghi tra Bilbo e Gandalf
a casa Baggins prima e dopo la festa.
Erede di Bilbo e protagonista della storia è Frodo,
interpretato dal membro più giovane del cast, l'americano Elijah
Wood. Il più giovane (compì 18 anni durante le riprese), ma
non il più inesperto, avendo partecipato a parecchi
film (Flipper, Deep Impact, The Faculty e altri) fin da bambino, né
tantomeno il meno bravo. La sua recitazione è infatti eccellente
malgrado la complessità del personaggio, che in ISdA è quello
che muta maggiormente nel corso della storia. Forse all'inizio, dovendo
presentare il lato più "hobbit" di Frodo, allegro e gioviale,
non convince tantissimo, trattandosi
di un ruolo abbastanza piatto, ma con il progredire della storia, quando
c'è da mostrare il progressivo deterioramento di Frodo, va sempre
meglio, e nel terzo film è davvero strepitoso. Basti vedere la sua
espressione quando invece di gettare l'Anello nel fuoco si gira verso Sam
e dice "L'Anello è mio!", il suo sguardo prima di dirlo
e il suo sorriso dopo sono estremamente inquietanti. Alcuni detrattori di
Elijah Wood sostengono che la sua recitazione consiste semplicemente nello
spalancare i suoi occhioni azzurri; non sono per niente d'accordo, ma è
vero che in alcune situazioni sembra puntare molto sullo sguardo. Il che
non è affatto un difetto, perché il suo sguardo straordinario
conferise a Frodo un'espressività fuori dal comune. Un'altra critica
che ho sentito riguarda l'età dell'attore, e indubbiamente il Frodo
di Peter Jackson appare fisicamente molto più giovane del personaggio
del libro. Ma qui c'è da fare qualche precisazione: primo, nel libro
Frodo ha 50 anni, ma essendo un hobbit va considerato più giovane
di
un uomo della stessa età, è come se avesse una trentina d'anni
o poco più; secondo, Tolkien stesso fa notare, attraverso le opinioni
degli altri hobbit, che Frodo sembrava non invecchiare, un segno degli effetti
dell'Anello sul suo portatore; terzo, e più importante, Frodo compie
un viaggio di scoperta sia materiale sia spirituale attraverso luoghi e
esperienze a lui nuove, in altre parole compie un cammino di crescita, e
per rendere questo concetto più efficace Jackson ha voluto scegliere
un attore giovane, anche per enfatizzare la perdita dell'innocenza che Frodo
indubbiamente subisce.
Compagno e indispensabile sostegno di Frodo nel suo viaggio è Sam Gamgee, la cui versione filmica sembra uscita direttamente dalle pagine del libro: merito dell'ottimo Sean Astin e della sua abnegazione anche fisica, poiché ha dovuto ingrassare di parecchi chili apposta per questo ruolo. Unica differenza, il rapporto tra Sam e Frodo appare più paritario che nel libro, dove il ruolo di Sam quale servitore devoto e ubbidiente è messo più in evidenza, mentre nei film il rapporto di amicizia tra i due personaggi è stato reso più dinamico e moderno, ma non infedele a quanto scritto da Tolkien. Ecco quindi che la sceneggiatura rende chiara la devozione e l'amore di Sam per Frodo, evitando al contempo quelle sfumature in cui gli spettatori immaturi avrebbero potuto vedere un amore omosessuale (come hanno fatto alcuni lettori di ISdA). Sean Astin è bravo a mostrare il percorso di crescita di Sam, che di fronte alle crescenti difficoltà si responsabilizza e trova il coraggio che gli permette di andare avanti e sostenere fisicamente e spiritualmente Frodo nella sua missione. In particolare la sua battuta "Come on, mister Frodo! I can't carry it for you, but I can carry you! [1]", che si accompagna a uno dei momenti più emozionanti della trilogia, è giustamente diventata una delle battute simbolo di ISdA.
Gli altri due hobbit, Merry e Pipino, sono personaggi più
statici di Frodo e Sam per buona parte della storia, in cui hanno un ruolo
abbastanza marginale. Jackson l'ha capito, e ha deciso di enfatizzare alcuni
aspetti di Merry e Pipino particolarmente comici e buffi, rendendo i loro
duetti la principale fonte di comic relief nei primi due film. In tal modo
ha potuto sfruttare le doti umoristiche di due attori, Dominic Monaghan
e Billy Boyd, che non hanno bisogno di grandi sforzi per apparire simpatici,
pasticcioni e spensierati - in altre parole hobbit. Attori comunque non
privi di talento drammatico, come si vede in particolare ne Il Ritorno del
Re, in cui anche Merry e Pipino maturano molto. Particolarmente convincente
Billy Boyd, che riesce a non sfigurare al cospetto di un grande come Ian
McKellen, e
contribusce a una delle sequenze a mio parere più belle dell'intera
trilogia, vale a dire la missione suicida di Faramir, accompagnata proprio
da una toccante canzone in cui l'attore scozzese dimostra anche ottime capacità
vocali, vanificate nell'edizione italiana da un doppiaggio nell'occasione
scandaloso. Non altrettanto sublime ma comunque molto bravo Dominic Monaghan,
che è anche un po' penalizzato dal poco spazio (o meglio tempo) concesso
nel terzo film (ma l'edizione estesa dovrebbe rimediare).
Uno dei ruoli più difficili della trilogia era senz'altro quello di Gandalf, per molti motivi. Primo, si tratta di uno stregone, una figura difficile da rendere credibile e non stereotipata, ma che ha in ISdA un ruolo a dir poco cruciale; secondo, Gandalf è forse il personaggio più statico del libro, nel senso che non subisce alcun percorso di crescita, e bene o male resta uguale per tutto il libro; terzo, premesso che i fan di Tolkien sono affezionati a tutti i suoi personaggi, quello di Gandalf è sicuramente uno dei più amati in assoluto. Se l'attore scelto per interpretare Gandalf fosse risultato inadeguato questi film avrebbero perso parecchio, e Peter Jackson avrebbe dovuto affrontare la rabbia di tantissimi fan del libro. Per fortuna il mondo qualche volta funziona alla perfezione, e so di esprimere un'opinione diffusissima e perfino inflazionata dicendo che se c'è un attore nel cast di ISdA che brilla sopra gli altri, quello è Ian McKellen. Attore inglese con grande esperienza sia nel teatro che nel cinema, abile a calarsi nei ruoli più vari, sir Ian McKellen è riuscito a dare vita ad un Gandalf talmente perfetto che mi è impossibile immaginare qualunque altro attore al suo posto. La cosa più difficile di questo ruolo era evidenziare l'umanità di Gandalf, la sua fragilità, i suoi limiti e i suoi errori, evitando di trasmettere un'immagine piatta e poco interessante, peraltro infedele alla penna di Tolkien, di mago onnisciente e infallibile. McKellen ci riesce benissimo in tutti e tre i film, soprattutto nel primo, e ha anche l'intelligenza di caratterizzare il suo Gandalf di tanti piccoli aspetti, non evidenziati nel libro, che lo rendono ancora più umano e reale, più vicino allo spettatore: l'occhiolino ad Aragorn quando convince la guardia di Rohan a "non separare un vecchio dal suo appoggio per camminare", l'espressione intensa e dolorosa quando al Consiglio di Elrond sente Frodo dire "Lo porterò io [l'Anello, n.d.]", le lacrime che gli scorrono sul visoquando vede la sconfitta di Sauron, tanto per fare qualche esempio. Nel complesso, un'interpretazione fenomenale, che ruba la scena agli altri attori e che mi sarebbe sembrato giusto venisse premiata con l'oscar (invece solo una nomination).
L'altro stregone di ISdA, Saruman il Bianco, ha decisamente la parte del cattivo, e per il suo ruolo Peter Jackson ha scelto il cattivo più famoso della storia del cinema, Christopher Lee (il nome Dracula vi dice niente?). Come Ian McKellen, anche Christopher Lee ha dovuto affrontare il difficile compito di rendere credibile una figura tipicamente fantasy, ma nel suo caso la difficoltà era secondo me minore, poiché i cattivi sono sempre più facili da interpretare dei buoni, forse perché più credibili in un mondo come il nostro. Rispetto al libro, dove è una figura che agisce perlopiù sullo sfondo, nella versione cinematografica Saruman è molto più presente, più direttamente coinvolto nelle disavventure della Compagnia, e per questo gli è stato dato a tutti gli effetti il ruolo del villain nei primi due film. Ruolo che si adatta benissimo a Christopher Lee, che inoltre, essendo un fan di lunga data del libro di Tolkien, sognava di recitare in un film su ISdA da molto tempo, magari nel ruolo di Gandalf, per il quale era però troppo anziano al momento delle riprese, ma vista la sua performance come Saruman non c'è certo da rammaricarsi.
Un altro magnifico "cattivo" è il Grima Vermilinguo di Brad Dourif, che, aiutato da un make-up ad hoc, trasmette come meglio non si poteva la personalità infida e bugiarda, quasi palpabilmente viscida e strisciante, ma anche il suo amore (o quantomeno desiderio) per Eowyn.
Ho detto all'inizio di questo paragrafo che al momento di
girare ISdA mancavano nel cast grandi stelle; attualmente la situazione
è ben diversa, e alcuni degli attori prima poco conosciuti o esordienti
ora sono tra i più richiesti e famosi. Il più popolare di
tutti è diventato l'inglese Orlando Bloom, che ha esordito proprio
nei film di Jackson, nel ruolo di Legolas, l'Elfo della Compagnia. Nel libro
Legolas è un personaggio abbastanza secondario, che si fa notare
soprattutto per alcune doti tipicamente elfiche come l'agilità di
un funambolo e una vista da falco, il cui contributo principale consiste
nello scagliare frecce per difendere se stesso e i suoi compagni. Tradotto
in termini cinematografici, siamo di fronte a un action hero, cosa che Jackson
ha capito benissimo, e infatti molte delle coreografie più spettacolari
spettano a questo personaggio. Da questo punto di vista dobbiamo riconoscere
l'impegno di Orlando Bloom, che conferisce a Legolas una fisicità
perfetta, e una notevole abilità nell'uso dei coltelli (per quanto
riguarda le frecce credo si sia capito che intervengono vari trucchi...).
Altra caratteristica elfica è la bellezza - su questo ho poco da
dire, ma a giudicare dal successo di Orlando Bloom presso il pubblico femminile
direi che è stata una scelta azzeccata. Va detto che nel libro il
personaggio di Legolas viene arricchito da sfumature e dialoghi che lo rendono
più interessante e sfaccettato, purtroppo nel film questo aspetto
è quasi del tutto assente, e il personaggio di Legolas è devoluto
quasi
esclusivamente alle scene d'azione. Questo non a causa di Orlando Bloom,
che pure non mi sembra al livello di Ian McKellen e nemmeno di Elijah Wood,
ma della sceneggiatura, che vista la quantità di fatti e personaggi
non può approfondire più del dovuto dei comprimari; meglio
quindi caratterizzare in un certo verso personaggi secondari in modo da
renderli memorabili al pubblico.
Se nel caso di Legolas questo è avvenuto accentuando la componente d'azione e spettacolare del personaggio, nel caso del suo amico/rivale Gimli è stata accentuata soprattutto la parte comica e divertente. Anche in questo caso si perde un po' della profondità del libro, e se devo essere sincero preferisco il Gimli del libro; va però riconosciuta l'importanza di momenti di distensione e comicità in film dall'atmosfera drammatica come questi, e le battute di Gimli, soprattutto nel terzo film, assolvono benissimo alla funzione. L'attore che interpreta l'orgoglioso Nano è John Rhys-Davies, che con il suo metro e 85 abbondante è tutt'altro che nano, ma non è stato questo l'ostacolo maggiore che ha dovuto affrontare; la parte più dura infatti erano le sedute di trucco, che duravano più di un'ora per mettere le varie protesi facciali necessarie. Una vera seccatura per l'attore gallese, che era inoltre allergico ad alcuni materiali usati dai truccatori, e pertanto ha dovuto sopportare prurito ed eczemi per buona parte delle riprese. Il risultato finale è ad ogni modo perfetto, e grazie anche ai costumi, alle armi e ovviamente alla eccelsa recitazione il Gimli che vediamo nel film soddisfa appieno.
Un altro che ha visto aumentare di molto la sua popolarità dopo ISdA è Viggo Mortensen, che interpreta il ruolo di Aragorn. Un ruolo non facile, perché si tratta di un personaggio piuttosto complesso della cui personalità Tolkien esplora gli aspetti più vari: quello di guerriero, di condottiero, di re, ma anche quello di uomo fallibile e dubbioso. Ebbene - e qui sta uno dei grandi meriti della sceneggiatura - l'Aragorn di ISdA film mi è parso più complesso e interessante dell'Aragorn di ISdA libro. Se infatti a partire da Le Due Torri Tolkien si riallacciava agli stereotipi epico-cavallereschi rendendo la figura di Aragorn un po' a senso unico, Jackson porta avanti il dualismo ramingo vs legittimo re più a lungo, fino a Il Ritorno del Re, e grazie all'interpretazione molto partecipe e intelligente di Viggo Mortensen riesce ad arricchire quegli aspetti del personaggio che nel libro restano talora in penombra. Ecco quindi un Aragorn più dubbioso, più incerto, insicuro fino all'ultimo di accettare il destino di re, e anche più dinamico nei rapporti con gli altri personaggi (vedere il litigio con Legolas al fosso di Helm o i rapporti inizialmente burrascosi con Theoden). Altro aspetto marginale del libro ma portato alla ribalta nei film è l'amore a distanza tra Aragorn e la dama elfica Arwen. Il che è dettato anche da ragioni commerciali, in quanto molti spettatori non concepiscono neanche un film privo di una storia d'amore (e forse non hanno tutti i torti). Storia d'amore quindi ampliata rispetto al libro, ma comunque al di fuori degli stereotipi hollywoodiani e secondo me fedele allo spirito di Tolkien.
Il ruolo di Liv Tyler nei panni della bellissima principessa elfica non è il più impegnativo di questi film, ma va anche detto che dare risalto a un personaggio che nel romanzo praticamente pronuncia una sola frase non era facilissimo; la bravura delle sceneggiatrici e la dedizione della Tyler hanno dato buon esito a questo compito.
Terzo membro di un triangolo amoroso che nei fatti non si
concretizza mai (Aragorn è uomo d'altri tempi) è Eowyn, dama
di Rohan interpretata da un'ottima attrice australiana, Miranda Otto. Personaggio
tra i più memorabili del libro, e personalmente uno dei miei preferiti,
Eowyn ha ne ISdA un'importanza tematica e narrativa davvero notevole, e
così è nei film, malgrado le sia concesso relativamente poco
spazio. L'interpretazione di Miranda Otto è da apprezzare particolarmente
perché coglie appieno lo spirito del personaggio, e ne delinea abilmente
sia gli aspetti più evidenti
(lo spirito di guerriera, l'orgoglio, il coraggio, l'infatuazione per Aragorn),
sia quelli meno scontati, ma che alla fine rendono il personaggio completo.
Miranda Otto incarna benissimo la guerriera Eowyn, ma senza accantonarne
la femminilità, intesa come fragilità, incertezza, anche paura.
Quando vede Minas Tirith in fiamme assediata da migliaia e migliaia di orchi
Eowyn ha il terrore negli occhi, e dicendo a Merry "Coraggio, coraggio
per i nostri amici" cerca di incoraggiare anche sé stessa: un
aspetto umano e perfettamente comprensibile che contribuisce a far immedesimare
lo
spettatore nel personaggio.
Proseguiamo con i familiari di Eowyn. Suo zio il re di Rohan, Theoden figlio di Thengel, è un altro personaggio a forte rischio di stereotipizzazione; rischio ancora una volta evitato grazie ad un altro bravissimo attore, l'inglese Bernard Hill. Per capire il suo approccio a questo ruolo basta ascoltare queste sue parole prese da un'intervista per il dvd de Il Ritorno del Re: "It's very easy to play a king, because you just have to, you know... be kingly. What is difficult is to retain the human being behind the king [2]". E' proprio quello che ha fatto, caratterizzando a fondo Theoden in tutti i suoi aspetti, anche quelli più scomodi e non-epici, prestandosi bene anche alla volontà della sceneggiatura di creare un personaggio più contrastato e credibile di quello del libro.
Compito più semplice per Karl Urban, che fornisce al suo personaggio Eomer, nipote del re, tutti gli attributi di cui aveva bisogno: imponenza fisica, bravura nel maneggio della lancia e della spada e grande confidenza con i cavalli. Un'interpretazione per forza di cose senza alti picchi o mutamenti sconvolgenti, ma efficace e fedele sia al personaggio di Tolkien sia alle esigenze cinematografiche.
Parlando di difficoltà del ruolo, non ho dubbi che il più difficile di tutti sia stato quello di Gollum, il cui risultato strepitoso va ben al di là del campo degli effetti speciali. Alla base della creazione di Gollum vi è innanzitutto l'interpretazione di un attore, Andy Serkis, la cui perfetta immedesimazione caratteriale e fisica in questo personaggio straordinario lo rende una delle persone chiave alla base di ISdA. Inizialmente Peter Jackson e i tecnici della Weta pensavano di poter creare Gollum al computer indipendentemente da un attore in carne e ossa, che sarebbe servito soltato per la voce, ma osservando il provino di Serkis capirono quanto la mimica facciale, i gesti, lo sguardo e così via contassero per rendere credibile un personaggio. Come è specificato più avanti nel paragrafo sugli effetti speciali, l'interpretazione di Gollum non è altro che quella di Andy Serkis filtrata attraverso la manipolazione digitale. Gli attori veramente talentuosi si esprimono al meglio dovendo interpretare personalità complesse, figure difficili come autistici, disperati, malati e via dicendo, insomma prediligono i ruoli estremi; difficile trovare in ISdA un ruolo più estremo di quello di Gollum, ovvero un individuo tormentato e schizofrenico dotato di doppia personalità, compulsivo e ossessionato. Ora io non so se Serkis sia in assoluto un grande attore, ma sta di fatto che la sua perfomance nei panni (virtuali) di Gollum è tra le migliori che io abbia mai visto: non solo rende pienamente giustizia a un'icona del libro, ma è davvero uno dei punti di forza dei film di Jackson. Serkis è bravissimo nel caratterizzare in modo diverso attraverso la voce le due personalità, Gollum e Smeagol, e infatti il dialogo-monologo verso la metà del secondo film è una delle scene simbolo della trilogia. Unico difetto, nel terzo film Gollum perde un po' di profondità rispetto a Le Due Torri, diventando più simile al cattivo vero e proprio; uno dei pochi errori commessi dalla sceneggiatura.
Un personaggio che rischiava di essere penalizzato nel film
se Peter Jackson avesse ceduto alla facile tentazione di renderlo un semplice
cattivo, ma che invece è addirittura nobilitato rispetto al libro,
è Boromir, interpretato da Sean Bean. Nel romanzo questo forte e
nobile uomo è un po' la pecora nera della Compagnia, sempre sospettoso
e arrogante, sfacciatamente presuntuoso, e quando alla fine cerca di sottrarre
con la forza l'Anello a Frodo il lettore ne è tutt'altro che sorpreso.
Non che il ritratto di Tolkien sia del tutto negativo, lo scrittore ne esalta
comunque la forza, il coraggio e in ultimo l'eroico sacrificio, ma l'immagine
dominante è comunque non troppo benigna. Il Boromir di Sean Bean
è invece più positivo, più solidale con il resto della
Compagnia, e, cosa importante, il fatto che sia lui il primo a
cedere alla tentazione dell'Anello è motivato con più chiarezza,
e lo spettatore comprende che ciò che lo spinge non è desiderio
personale e egoistico, ma la volontà di difendere il suo paese e
la sua gente, a qualsiasi costo. Ed è fondamentale per il film che
lo spettatore, pur vedendone i difetti, si affezioni a Boromir, altrimenti
la scena della sua
morte, che è l'apice narrativo ed emozionale del primo film, non
avrebbe un giusto impatto.
Le stesse motivazioni di Boromir spingono anche il fratello Faramir a desiderare l'Anello, solo che mentre nel libro egli vince facilmente la sua tentazione, nel film la sua figura è resa più simile a quella di Boromir, questione già dibattuta nel primo paragrafo. David Wenham, attore neozelandese, deve interpretare quindi il personaggio del film che più si distacca dall'originale del libro, e forse per questo alcuni non hanno apprezzato la sua recitazione, che a me però sembra di buon livello. Molto convincente soprattutto nelle scene con il padre Denethor, la cui freddezza nei confronti di un figlio tanto devoto spinge lo spettatore ad odiare il suo personaggio e ad affezionarsi a Faramir; in questo modo Jackson è sicuro di rendere la sequenza del sacrificio di Faramir ancora più commovente.
Anche Denethor come altri personaggi perde un po' di profondità nel film, ma anche nel suo caso la spiegazione sta nei limiti di tempo che la pellicola impone. Non si può comunque non apprezzare la recitazione di John Noble, il cui Denethor amaro e disilluso, e infine folle, resta un personaggio memorabile.
Chiudiamo con i personaggi più "nobili" de ISdA. Elrond di Gran Burrone, padre di Arwen, è una figura che nel libro viene presentata essenzialmente sotto un unico profilo, quello di persona saggia e dotta. Anche in questo caso la sceneggiatura ha voluto ampliare lo spettro del personaggio, e l'agente Smith... volevo dire, Hugo Weaving ha quindi il compito di portare alla luce l'umanità del personaggio, i suoi sentimenti e i suoi rapporti con gli altri, in particolare con la figlia. L'attore australiano ci riesce bene, dando ad Elrond grande sensibilità, e l'unico appunto da fare è ai truccatori, che potevano mascherare un po' meglio la sua pelata (o forse la fronte ampia deve dare l'idea della riflessione...).
Chi invece sembra l'incarnazione fisica del suo personggio è Cate Blanchett, che conferisce a Galadriel la bellezza e la grazia di una regina degli Elfi, ma soprattutto la caratterizza ottimamente sul piano interpretativo, rendendola memorabile come nel libro. In particolare mi ha colpito la voce dell'attrice, femminile ma molto profonda, dà bene l'idea di un Elfo saggio e potente, che non invecchia ma ha comunque migliaia di anni di esperienza.
Chiude il quadro Marton Csokas, che interpreta il compagno di Galadriel, Celeborn, un ruolo assai ristretto e non dei più difficili, comunque bene affrontato.
1 - Coraggio, padron Frodo non posso portare l'Anello per
voi, ma posso portare voi!
2 - E' facile fare la parte del re, perché devi solo, sai... essere
regale. Il difficile è mostrare la parte umana dietro il re.
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