• Recensione di Mezzelfo: Dalla pagina al fotogramma;
ISdA è ovviamente tratto da un libro. Non un libro qualunque certamente. Non lo dico solo per esprimere una mia opinione, ma mi appiglio a dei fatti: ISdA di J.R.R. Tolkien è stato il libro più venduto al mondo nel secolo scorso, superato solo da un altro "best-seller" di tutt'altro genere e scopo: la Bibbia. Ancora oggi risulta tra i libri più venduti e popolari: un recente sondaggio in Germania lo indica come il libro più amato dai lettori di quel paese, lasciando al secondo posto appunto... la Bibbia. E' un libro che ha avuto influenze enormi sia sulla letteratura, dando in pratica il via al genere fantasy che oggi con tanto successo colonizza anche il cinema, sia direttamente sul cinema stesso (per dirne una grossa, Guerre Stellari si ispira in parte a ISdA, parola dello stesso George Lucas). Siamo insomma di fronte ad un libro speciale. Dal quale, per fortuna, sono stati tratti tre film altrettanto speciali, secondo la mia opinione. Ma non tutti la pensano così. Curiosamente, tra i più acerrimi detrattori dei film di Peter Jackson ci sono proprio molti fan del romanzo di Tolkien. Il motivo? ISdA film non è identico a ISdA libro. Ma siamo sicuri che questo sia un difetto?
Chi vi scrive è un grande conoscitore ed appassionato (anzi ossessionato) del libro, ma non per questo rifiuta a priori qualunque libertà che il regista si prende. Dirò di più: uno dei segreti di questi film è che il regista non si limita a riprodurre il libro, ma lo interpreta e lo manipola per trarne il miglior risultato cinematografico possibile. In alcuni casi sarebbe stata preferibile una maggiore fedeltà al teso (es. cava di Shelob), ma spesso sono proprio il coraggio e il talento di Peter Jackson a regalarci scene indimenticabili come l’accensione dei fuochi di Gondor, la carica disperata di Faramir, la battaglia al fosso di Helm (nel libro non è così!), e altre ancora. Ciò che più conta, i cambiamenti apportati non sono fatti senza criterio o dettati da esigenze meramente commerciali; se così fosse, avremmo avuto Gandalf che lanciava saette dalle mani, Eowyn che si denudava davanti ad Aragorn tentando di sedurlo (e magari riuscendoci), battaglia finale contro Sauron con esplosioni e squarci nel suolo, e chissà cos’altro. E di sicuro il film si sarebbe chiuso con il matrimonio tra Aragorn e Arwen, senza quel finale lento e malinconico che alcuni spettatori impazienti non hanno apprezzato, ma che io considero una delle parti più riuscite in assoluto e totalmente in sintonia con il libro. Le differenze che esistono rispetto al romanzo sono talora notevoli, ma sempre coerenti con lo spirito trasmesso da Tolkien e con la determinazione, da parte del regista, di fare un film che rendesse giustizia al capolavoro da cui è tratto. Un esempio: nel libro Faramir vince facilmente la tentazione dell’Anello e si offre immediatamente di aiutare Frodo nella sua impresa; nel film le cose vanno diversamente, Faramir è a tal punto tentato dall’Anello che decide di portarlo a Minas Tirith, e solo alla fine capisce il suo errore e lascia libero Frodo. Dal punto di vista dei fatti siamo di fronte ad una grossa infedeltà rispetto alla fonte, ma vogliamo capirne le ragioni? Innanzitutto è una scelta dettata dalla coerenza: nel primo film il regista e la sceneggiatura si sono sforzati di rendere chiaro allo spettatore quanto l’Anello fosse potente e malvagio, quali nefasti effetti esso avesse sui vari personaggi, e perché fosse necessario distruggerlo. Nella prima parte de Le Due Torri tale concetto è ulteriormente enfatizzato, mostrando il lento deterioramento di Frodo e naturalmente il personaggio di Gollum. Ed ecco che spunta un uomo che, pur non conoscendo Frodo e pur avendo tutte le ragioni per desiderare il potere dell’Anello, lo rifiuta senza sforzo. Questo è in effetti quanto succede nel libro, dove però Tolkien ha ampio spazio per motivare il comportamento del personaggio tramite un’introspezione psicologica certamente non possibile in un film di quella portata. E inoltre, ma questa è un’opinione mia personale, la facilità di Faramir a resistere all’Anello non mi ha mai convinto del tutto. Probabilmente l’hanno pensata così anche Peter Jackson e le sceneggiatrici, che hanno quindi modificato il personaggio di Faramir rendendolo più fragile e umano, più simile insomma al fratello Boromir, offrendo inoltre un’altra “prova di forza” dell’Anello. Questo permette anche un maggior equilibrio alla storia: una serie di eventi tranquilli e senza conflitto vanificherebbe il crescendo di tensione e ritmo nell’altra sottotrama, quella di Rohan. Questo ci porta ad un’altra grande differenza tra il libro e il film: ne Le Due Torri Tolkien infatti narra prima tutto quello che succede ad Aragorn e compagnia dall’inseguimento degli Uruk-hai alla caduta di Isengard, poi torna indietro e mostra il viaggio di Frodo e Sam verso Mordor, l’incontro con Gollum e così via. Peter Jackson invece sceglie di seguire un filone cronologico, mandando avanti in parallelo le due storie. Due scelte opposte, quindi. Chi ha ragione, lo scrittore o il regista? A mio parere la risposta è: tutti e due. La scelta di Tolkien funziona poiché spinge il lettore a chiedersi cosa succede agli altri personaggi e lo porta a leggere più in fretta, e inoltre gli evita l’ardua impresa di tenere unite le varie sottotrame senza creare confusione. Problema questo che nel film non si pone, poiché la sua stessa struttura consente di passare da un luogo all’altro e da un fatto all’altro con grande disinvoltura, il regista deve semplicemente mostrare gli eventi. Il difficile semmai è intrecciarli in modo efficace e chiaro, cosa che ne Le Due Torri riesce benissimo, merito di un montaggio straordinario. Con ciò abbiamo un esempio chiaro delle differenze sostanziali tra due media, il libro e il film. Pretendere che un film sia assolutamente identico al libro da cui è tratto significa compromettere il suo risultato artistico. Un discorso a parte va fatto per quei libri che si prestano immediatamente alla trasposizione cinematografica, come molti romanzi commerciali degli ultimi anni. Ma Tolkien non solo non scrisse ISdA per trarne un film di successo, ma, è bene ricordarlo, non lo scrisse neanche con l'intento di vendere milioni di copie.
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