Che sia la versione al femminile de “L’attimo fuggente”
lo sappiamo già, che tenga testa al suo predecessore è
tutto da vedere.
Due ore piacevoli, con una Julia Roberts che conquista, con quel
suo sorriso inconfondibile, e brave attrici esordienti. Kirsten
Dunst, che nel suo curriculum vanta film come “Spiderman”,
e Julia Stiles, che finalmente abbandona il ruolo di ballerina
con amante di colore (vedi “Save the last dance” e
“O come Otello”). Ma non dimentichiamo la partecipazione
di Tori Amos che, con le sue doti da cantautrice, arricchisce
un cast già di valore.
Ma si sa, non sempre il cast è sufficiente per fare di
una trama poco convincente un buon film. Certo è che i
ragazzi di Robin Williams erano più convincenti delle ragazze
di Julia, forse solo un po’ più ribelli o semplicemente
più desiderosi di cambiare. O è solo una sensazione
che da questa sorta di “L’attimo fuggente-parte seconda”.
A questo si affianca l’idea di un ennesimo tentativo di
emancipazione femminile, un po’ scarso a mio parere... ora
possiamo dire “l’abbiamo anche noi” ma la vera
emancipazione sarebbe stata l’ambientazione in una scuola
mista.
Ed ora un piccolo merito, doveroso, per questo film: liberate
dalla pubblicità stile “una lavatrice rende migliore
il tuo natale!” (imperdibili i titoli di coda!!) non facciamo
l’errore al contrario, buttandoci nel femminismo più
estremo, divise tra carriera e lavoro. Possiamo realizzarci in
ogni campo, tra fornelli o scartoffie, purchè sia una nostra
scelta e non l’imposizione di terzi.
E questo vale anche per gli uomini.