| titolo
del film: |
la
macchia umana |

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| titolo
in lingua originale: |
the
human stain |
| produzione: |
usa |
| durata: |
104' |
| genere: |
drammatico |
| sito
ufficiale: |
http://sito.com |
| regia: |
robert
benton |
| cast: |
nicole kidman (faunia
farley )
anthony hopkins (coleman silk )
ed harris (lester farley )
gary sinise (nathan zuckerman )
jacinda barrett (steena paulsson)
wentworth miller (giovane coleman silk)
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| valutazione
di titen.it: |

contorto |
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Coleman
Silk, insegnante ebreo del prestigioso Athena College nel Massachussetts,
viene licenziato con l’accusa di essere razzista. Non appena
lo comunica alla moglie, lei silenziosamente si spegne tra le sue
braccia. Da quel momento la sua vita cambia, grazie anche all’incontro
con lo scrittore Nathan Zuckerman, ma soprattutto a quello con Faunia
Farley, donna delle pulizie dal passato tormentato. |
| finale: |
Attenzione:
il collegamento svela chiaramente la conclusione del film.
leggi
il finale di "la macchia umana" |
recensione:
[a cura di meile]
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Pare sia l’ennesimo straziamento di un’opera letteraria,
scritta da Philip Roth, ma non avendolo letto mi astengo da ogni
commento sull’argomento.
Senza ombra di dubbio necessita di un commento la scelta del cast:
ottima Nicole Kidman, che con la sua bravura nasconde la sua bellezza
e interpreta egregiamente la poco appariscente Faunia. In quanto
a Hopkins non lo si può negare: le sue qualità artistiche
non riescono a compensare il deficit fisico. Possiamo credere
a tutto, anche alla marmotta che confeziona il cioccolato, ma
far passare Anthony Hopkins per un uomo di colore, per poco “colorato”
-passatemi il termine- possa essere, mi sembra decisamente assurdo.
Ottimi, tuttavia, gli intenti: la descrizione di un uomo che trascorre
l’intera esistenza cercando di nascondere quello che è,
negando la sua identità, e riscopre la serenità
nel momento in cui accetta se stesso; un film che dimostra quanto
sia sbagliato fare troppo affidamento sulle apparenze.
La trama scorre alternando passato, presente e futuro, con un
Coleman Silk giovane più credibile anche se sempre bianco,
impoverita da scene che sembrano inconcludenti (leggi i ripetuti
incontri tra Faunia e Coleman) e arricchita da scene che hanno
il potere di dire molto anche senza dialoghi.
Forse questa è la chiave giusta per un film che era già
romanzo. Perché, come dice Fritz Lang regista di un cinema
ai suoi esordi, “nel copione è scritto, sullo schermo
è immagine”.
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