titolo del film:
io, robot

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titolo in lingua originale:
i, robot
produzione:
usa
durata:
110'
genere:
fantascienza, thriller
sito ufficiale:
regia:
alex proyas
cast:

will smith (detective del spooner)
bridget moynahan (dr. susan calvin)
alan tudyk (sonny)
bruce greenwood (lance robertson)
chi mcbride (tenente john bergin)
james cromwell (dr. alfred lanning)
peter shinkoda (chin)
emily tennant (sarah lloyd)

valutazione di titen.it:
da vedere
 

trama:

Chicago, 2035. I robot sono parte integrante della nostra vita quotidiana: svolgono lavori pesanti, garantiscono obbedienza e affidabilità; automi antropomorfi sono concepiti come elettrodomestici.
I robot sono perfetti, la loro programmazione logica di base è costruita attorno ai postulati espressi dalle rassicuranti leggi della robotica. Solamente un uomo, il detective Del Spooner (Willy Smith), sembra avere un conto in sospeso con le macchine: robofobico e sospettoso, i pregiudizi emergono da un punto imprecisato del suo passato.
Un giorno viene chiamato a investigare sulla morte del dottor Lanning, iniziatore degli studi sull'intelligenza artificiale e ricercatore presso la US Robotics. Gli indizi sembrano orientare le indagini verso il suicidio, ma Spooner non si lascia convincere.
finale:

Attenzione: il collegamento svela chiaramente la conclusione del film.

leggi il finale di "io, robot"

recensione:

[a cura di san]

La grande metropoli è splendida e moderna, automobili ipertecnologiche e imponenti tunnel sotterranei sembrano lontani anni luce da ciò che viviamo ogni giorno. Eppure, quando la camera stacca all'interno delle abitazioni, sentiamo questo futuro meno remoto. Arredamento retrò, stanze vissute e disordine trasmettono una rassicurante idea di intimità e calore. I nostri nipoti non vivono poi così diversamente da noi.
Alex Proyas (già regista de "Il Corvo") presenta la Chicago anni '30: questa volta non ci sono gangster in abiti gessati, ma rispettabili cittadini di un futuro abbastanza verosimile da sembrarci prossimo. Nel fiume di gente che scorre lungo la città qualcosa cattura l'attenzione degli spettatori: tra uomini, donne, vecchi e bambini passeggiano, con estrema naturalezza, molti robot.
Tutti accettano pacificamente la convivenza con le macchine, con serenità e naturalezza: uno scenario tanto suggestivo quanto difficile a verificarsi: la mente fa un passo indietro nel tempo, fino ai giorni nostri; l'idea di superare le stupide distinzioni tra etnie umane è un'ambiziosa utopia. Dobbiamo essere rimasti un pò indietro, rispetto alla tabella evolutiva ipotizzata da Asimov oltre cinquant'anni fa.
Le mie riflessioni (per quelle avrò tempo all'uscita dalla sala) vengono interrotte da una sequenza di effetti digitali stupefacenti: panoramiche su palazzi imponenti, veicoli futuribili lanciati su autostrade sotterranee, automi antropomorfi più espressivi di attori affermati. È proprio sui robot che si concentra l'attenzione di un appassionato di tecniche digitali: particolari minuziosamente curati in ogni dettaglio, muscolature ed esoscheletri si muovono con armonia di precisione incantevole, volti artificiali lasciano trasparire collera, malizia, inganno e comprensione.
Con il lancio del nuovo modello di robot-tuttofare, il Nestor S classe 5, il rapporto uomo-macchina raggiungerà lo storico traguardo di 1:5. Un risultato senza precedenti al quale però lo scienziato responsabile di tutto questo, non parteciperà. La settimana anteriore alla sostituzione dei vecchi modelli, l'anziano professore viene trovato morto, e l'unica ricostruzione attendibile sembra quella del suicidio. Qualcosa di simile ad un testamento olografico viene rinvenuto accanto al corpo, e il detective Spooner della omicidi è chiamato ad indagare.
Impossibile non accorgersi della somiglianza del Dr Lanning con l'architetto di Matrix: camice bianco, linguaggio criptico, molti interrogativi e poche risposte; qualche fan maniacale della trilogia potrebbe addirittura confrontare l'arzilla nonnina di Spooner con "l'Oracolo", riscontrandone punti comuni nei consigli da vecchina premurosa e nei dolcetti poco invitanti.
Will Smith sfoggia una massa muscolare inedita, ma questa volta non abusa delle battute all'americana che ci si potrebbe aspettare da una sua interpretazione: frecciate e spigolature non sono assenti, ma rientrano positivamente nel loro contesto. L'ex principe di Bel Air si è rivelato inaspettatamente adatto per rivestire il ruolo di Spooner.
L'annosa questione dei lettori più affezionati, che puntualmente rifiutano ogni trasposizione cinematografica, è destinata a perdurare: ancora una volta la sceneggiatura è ispirata, o per meglio dire "liberamente tratta" dall'omonima serie di racconti di Asimov. Trasporre fedelmente su pellicola l'atmosfera dei racconti dello scrittore più celebre nel campo dei romanzi di fantascienza sarebbe stato impossibile per diverse ragioni, principalmente dovute all'impossibilità di costruire un film che macinasse incassi da record proponendo unicamente l'intricato intreccio di deduzioni ed elucubrazioni tipico di Asimov; servivano effetti speciali che stupissero il grande pubblico, e una massiccia dose di thrilling e azione. Gli sceneggiatori hanno saputo ricreare i presupposti per un ottimo film d'intrattenimento, traendo ispirazioni trasversali da diversi romanzi dell'autore, uniti dal filo conduttore costituito dalle interpretazioni filosofiche sulle tre leggi della robotica.
Il film è ricco di suggerimenti pubblicitari molto poco subliminali: diversi brand multinazionali appaiono chiaramente nell'una o nell'altra inquadratura, avendo contribuito cospicuamente alla costruzione del grande budget. In realtà non sono stato colto dall'irresistibile smania di acquistare un paio di Converse, né uno stereo JVC o un modem US Robotics, ma le sinuose curve della super Audi RSQ realizzata appositamente per la produzione hollywoodiana, sulle quali la regia ha spesso indugiato, non lasciano indifferenti. Nel cast, in ordine di importanza, la RSQ potrebbe sistemarsi immediatamente dietro al robot Sonny, visto l'ingente numero di inquadrature: linea tagliente, portiere ad ali di farfalla e quattro anelli minacciosi a troneggiare dalla calandra. Suppongo che potremo vedrela sulle nostre strade congestionate dal traffico molto prima del 2035, ma è ragionevole pensare che al posto delle sfere monterà i canonici, vecchi, pneumatici.
Guardando oltre l'ultima frontiera del marketing, "Io, Robot" è un film che regala intenso e spettacolare intrattenimento: gli effetti digitali si avvicinano sempre più alla perfezione assoluta, la trama avvince e convince più di altre pellicole sul genere, e gli attori rivestono con abilità gli stereotipi che devono interpretare.

 

 
io, robot [ i, robot ] 2004 # will smith - bridget moynahan