| titolo
del film: |
hero |

homepage
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| titolo
in lingua originale: |
ying
xiong |
| produzione: |
hong
kong - cina |
| durata: |
93' |
| genere: |
wuxia
- azione |
| sito
ufficiale: |
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| regia: |
regista |
| cast: |
jet
li (senza nome)
tony leung chiu wai (spada spezzata)
maggie cheung (neve che vola)
zhang ziyi (luna)
chen daoming (re di qin)
donnie yen (cielo) |
| valutazione
di titen.it: |

da vedere |
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Terzo
secolo a.C. L’attuale Cina è divisa in otto regni in
contrasto tra loro. Il re del regno di Qin (pronuncia cin), forte
del suo esercito formidabile, muove guerra agli altri regni con
il proposito di unificarli tutti in un unico impero con una lingua
comune. Gli altri sovrani quindi ingaggiano degli assassini d’elite
per uccidere il re; questi, dopo essere fortunosamente sfuggito
a un attentato da parte di due formidabili guerrieri, Neve Che Vola
e Spada Spezzata, vive in solitudine nel suo palazzo, e per un decreto
impedisce a chiunque di avvicinarsi a meno di 100 passi da lui.
Un giorno, un guerriero chiamato Senza Nome si presenta al re, dicendogli
di avere ucciso i tre assassini più temibili (i due summenzionati
e un altro di nome Cielo), portando le loro armi come prova. Senza
Nome racconta al re come ha fatto ad uccidere ognuno dei tre sicari,
ma il re intuisce che la sua storia non è del tutto veritiera… |
| finale: |
Attenzione:
il collegamento svela chiaramente la conclusione del film.
leggi
il finale di "hero" |
recensione:
[a cura di mezzelfo]
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Il film più costoso mai prodotto dalla Cina, Hero è
forse il più sontuoso wuxia (cappa e spada cinese, per
intenderci) mai realizzato. Come il precedente “La tigre
e il dragone” di Ang Lee, l’opera di Yimou è
uno spettacolo visivo di una bellezza quasi ultraterrena, nel
quale la perfezione estetica non è solo un aspetto formale,
ma anche una chiave per capire il cuore del film; l’uso
magistrale dei colori nei diversi flashback di Senza Nome ne è
l’esempio lampante. I meravigliosi combattimenti in stile
Matrix (anche se sono stati i Wachowsky a prendere spunto dal
genere wuxia) sono del tutto irrealistici, ma essendo costruiti
per raggiungere la perfezione estetica non disturbano affatto,
anzi sono il pregio più evidente del film. Hero è
senz’altro bellissimo da guardare, ma a differenza del precursore
“La tigre e il dragone” non raggiunge vette di eccellenza
nel coinvolgimento dello spettatore. Almeno da noi. Questo si
può ragionevolmente spiegare. Due sono i fulcri tematici
di Hero: la definizione di ‘eroe’ nella cultura cinese;
e il messaggio politico, perfino patriottico, espresso da Spada
Spezzata in “sotto un unico cielo”, che è in
pratica la legittimazione dell’unificazione dei regni sotto
la dinastia Qin. Proprio per quest’ultima ragione motiva
il finale che, altrimenti, potrebbe sembrare assurdo e irrazionale,
ed è la causa per cui Hero non può avere su un pubblico
occidentale lo stesso impatto emotivo che può avere (e
sicuramente ha avuto) su quello cinese. Il grande re (che è
una figura storica) alla fine deve vivere perché possa
portare a termine il suo progetto di costruire un unico impero,
così da porre fine alle guerre che da decenni laceravano
i vari regni. Chiaramente un tale messaggio non può riguardare
più di tanto lo spettatore americano o europeo. Resta comunque
il valore estetico di un film costruito per essere un piacere
per gli occhi. Tutto sommato, benché il paragone possa
sembrare azzardato o fuori luogo, Hero rende al genere epico un
servizio senz’altro migliore di recenti film hollywoodiani
come Troy e King Arthur. Oggi Hollyw od tende a modernizzare i
miti antichi, il che non è per forza di cose un errore,
ma il modo in cui è stato fatto finora ha spesso dato risultati
coatti e ineleganti; Zhang Yimou invece guarda all’epica
(cinese, ovviamente) con occhio diverso, cercando di enfatizzarne
la poesia e l’aura mitica anziché imporvi la visione
contemporanea. A giudicare dal risultato artistico, io do ragione
al maestro cinese.
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